09/01/2012

Panormus

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E' difficile riportare a parole un'emozione: anche quando si tratta di una città. Pensare che da 20 anni dovevo raggiungere il capoluogo siciliano e anche l'anno scorso, per malattia, fui costretto a rinunciare. Palermo è davvero indescrivibile: pensavo di aver raggiunto il top per certi aspetti con Istanbul, Lisbona ancor più che Praga. E invece: tutto qui è illlimitato, sovraccarico. Con Genova credevo di conoscere uno dei centri storici più estesi e antichi del mondo. E invece. Si comprende molto bene quanto questa realtà per almeno 1750 anni abbia detto, nel mondo mediterraneo. Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani. Bizantini, Arabi, Normanni: e poi l'arrivo degli Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Borboni, Savoia e tutto sembra fermarsi. Palermo è stata per circa sei secoli seconda capitale: una ferita troppo grande, una dicotomia intollerabile per una città così raffinata di arte, di civiltà, di culture diverse che si integrano. E oggi? Oggi ti affidi ai mezzi pubblici pregando s. Rosalia per le attese a volte vane, attraversi la strada sgranando il rosario (il pedone è fondamentalmente un intralcio alla circolazione dei veicoli che occupano serenamente marciapiedi strisce pedonali, e - nel caso degli scooter - viaggiano anche a 70 km utilizzando come corsia supplementare il marciapiede, in una città di 700000 abitanti, di cui molti bambini). Ma è anche la città dove - da asporto - mangi come non avresti pranzato in una trattoria di 50 anni fa, con i prezzi di 50 anni fa e merce fresca, squisita, genuina. Il mio occhio non aveva mai conosciuto macellerie con prelibatezze che oggi nessuno in occidente sa proporre (premetto che non amo molto carne e derivati): lo stesso potrei dire della pasticceria, altro settore per cui non vado molto ghiotto. E le scoperte di Palermo non si fermano qui: essa non è solo la Cappella Palatina, Monreale, qualche chiostro. E' edifici arabo normanni, giardini all'interno di Chiese, chiostri che spuntano da caserme, chiese barocche splendenti di marmi policromi, mummie perfettamente imbalsamate in catacombe, uffici situati in ville, ospedali ricavati da monasteri e molto molto altro: basti pensare ai banchi multicolori e multisapori di Ballarò appoggiate a chiese sconsacrate, che ovunque, anche in Italia ove tutto è Storia, sarebbero monumenti irripetibili. E potrei ricominciare - con una struttura circolare per celebrare Cortàzar - ma è anche in pieno centro palazzi a rischio crollo di famiglie nobili cadute in disgrazia...buon divertimento   

09/12/2011

Bilancio consuntivo

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E' tempo di bilanci anche per questo 2011: ci sono certezze ma anche prospettive nuove nel fine anno. Di certo Macchietta è il nostro stare insieme. Una certa sfida, una scommessa sicuro. Ma anche una realtà: giunto come regalo per Greta, è - dopo oltre un anno - uno di noi. E' passato dai 2 ai 14 mesi: è sempre un gatto aeronautico, siamese blu point, ma un po' meno  distruttore di 10 mesi fa. Ha la sua personalità, il temperamento di razza, il rapporto con il pacifico Biondo sovrappeso. Ma vediamo l'anno un po' alla volta. Gennaio mi ha visto esordire nelle conferenze al serale: 15 (tutte replicate) in 4 mesi. Un piccolo record: anche perchè si andava da Unamuno a Varèse, da Baltrusaitis alla Weil, dalla mnemotecnica alla medicina galenica. Dai tarocchi alla kabbalah. Un po' di alchimia enciclopedica, la mia specialità. E da Ottobre si è ripreso mensilmente ma con non meno intensità. Febbraio ha visto il mio ritorno nella didattica pianistica. Marzo ha esaltato il corso di musica popolare con Diego e l'immancabile Vera. Da Aprile è cominciata quell'inarrestabile sequela di perfomances con l'Arkansé che toccherà quota 18 nel giro di neanche 9 mesi.  Maggio è stato tempo  di visita con l'eccellente I L (oggi II) al Museo d'Arte Orientale e di esibizione della componente femminile dell'ensemble nell'aula magna del Barabino. Giugno mi ha fatto ritornare ai fasti del 2001 presso la Commenda.  Luglio e Novembre mi hanno visto ritoccare luoghi evocativi come Monterosso, Sanremo, Finalborgo, Castelvecchio di Rocca Barbena. Agosto mi ha riproposto a Parma (dopo oltre tre anni e mezzo!) come Riccio e Vislado, mentre per la prima volta conoscevo i templi di Tarxien nell'ormai noto arcipelago maltese. Ottobre ha riavuto come teatri delle mie esibizioni S. Ignazio, Dicembre Sarzana e S. Filippo.  Nel 2012 mi attenderà - spero - una nuova fatica con il grandissimo Gino: ma tutto ciò è ancora una sorpresa. Forse ho molto dimenticato: ma è buon segno, vuol dire che qualcosa è stato fatto. Non posso che menzionare l'adesione di Greta al Branco Rocce azzurre, il successo nel nuoto sincronizzato, lo spettacolo Canto di Natale - ove troviamo fior di attori professionisti - a cui parteciperà come corista. Mi sembra basti.  

 

25/09/2011

Minima Moralia

 

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L'amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile.

Veri sono solo i pensieri che non comprendono se stessi.

Sei amato solo dove puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza.

L'arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità.

Il fragore senza suono che ci è noto da sempre dall'esperienza del sogno, ci viene incontro di giorno dai titoli dei giornali.

L'elemento storico nelle cose non è che l'espressione della sofferenza passata.

La pagliuzza nel tuo occhio è la migliore lente d'ingrandimento.

Anche l'uomo più miserabile è in grado di scoprire le debolezze del più degno, anche il più stupido è in grado di scoprire gli errori del più saggio.

Primo ed unico principio dell'etica sessuale: l'accusatore ha sempre torto.

Non c'è correzione, per quanto marginale o insignificante, che non valga la pena di effettuare. Di cento correzioni, ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme, possono determinare un nuovo livello del testo.

Nella psicoanalisi non c'è nient'altro di vero che le sue esagerazioni.

Di uomini molto cattivi non si può neppure immaginare che muoiano.

Dire noi ed intendere io è una delle offese più raffinate.

Il compito attuale dell'arte è di introdurre caos nell'ordine.

In molti individui appare già come una sfrontatezza che abbiano il coraggio di pronunciare la parola "io".

Il tutto è il falso.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Theodor Wiesegrund Adorno